Parlare dello stato attuale delle relazioni amorose è un po’ come tentare di affrontare il tema dell’inquinamento del pianeta: una situazione che si presenta complessa e per alcuni versi disperante.
La confusione è infatti immensa sotto questo cielo; anni e anni di martellante pubblicità fittizia, di cattiva letteratura e di film sciropposi, hanno abituato le persone ad aspettarsi il fatidico incontro con Cupido (il dio dell’amore), come un magico premio che bussa alla porta, risolvendo le ineluttabili e infinite pene d’amore.
Si perché uno degli innumerevoli pregiudizi collettivi, è legato all’idea che l’unica vera difficoltà nell’ambito amoroso, sia connessa con il trovare l’oggetto del desiderio (da qui le peripezie e lo sforzo per conquistarlo), non certo dovuta alla personale capacità di saper amare.
Proprio così, la fantasia galoppante di molte persone, è vincolata all’idea che quando la fortuna risulta favorevole, nel momento dell’incontro con il partner ideale, egli sarà in grado di esaudire finalmente la pressante richiesta del sentirsi amati e rassicurati.
Questa visione, è interessante notarlo, si sviluppa in epoca infantile e persiste come costante fantasia nei decenni successivi, trasferendo ogni responsabilità di riuscita della relazione alle tangibili azioni del partner. Egli diventa infatti l’unico ed effettivo responsabile in caso di fallimento del legame sentimentale, gli si può imputare ad esempio come motivazione, un carattere problematico, atteggiamenti inadeguati o abitudini ritenute negative e così via.
Già, peccato che tutto questo non sia il reale movente dell’insuccesso relazionale. Qui si inserisce un piccolo colpo di scena: L’aspetto sconcertante è che in realtà ogni relazione che viviamo è il perfetto e aderente specchio di come ognuno si percepisce in quel particolare momento della vita.
Nello scegliere l’altro, viene messo in atto un particolare approccio selettivo, definito in ambito psicologico proiezione. Vengono cioè letteralmente proiettate nell’altro alcuni aspetti caratteriali irrisolti di cui però non si ha piena consapevolezza. Questi stessi atteggiamenti sono invece palesemente percepiti nel comportamento del partner.
Un individuo può ad esempio notare nel partner un atteggiamento di avarizia, che ufficialmente detesta, senza rendersi conto che nel suo lato ombra (inconscio), è presente la medesima caratteristica, vissuta però in termini conflittuali, percepita cioè negativamente e quindi rimossa. Proiettando nell’altro tale caratteristica avrà viceversa la possibilità di criticarlo e biasimarlo.
Sorprendentemente, viene messo in atto però un altro comportamento che potremmo definire “perverso”. Pur continuando ad essere pubblicamente critico, nel contempo persisterà nel sentirsi inspiegabilmente attratto da quella persona, mantenendo ugualmente la relazione, anche se questa continuerà comunque ad essere vissuta in maniera problematica.
Questo stesso meccanismo si esplica anche in alcuni tratti caratteriali positivi, che la persona ha la convinzione di non possedere e che anche in questo caso può proiettare nella condotta altrui.
Nelle relazioni sentimentali attuali sono presenti innegabilmente molteplici elementi di ardua risoluzione, ma nel momento in cui la persona si impegna a riconoscere l’automatismo delle sue “proiezioni” come qualcosa che in realtà appartiene al suo vissuto e smette quindi di proiettare i suoi aspetti irrisolti, crea i presupposti per far accadere un piccolo miracolo: può iniziare a vedere l’altro per come effettivamente è. Se a questo punto è in grado anche di saper amare, vale a dire di accettare l’altro profondamente per la sua reale natura, senza volerlo in qualche modo cambiare, allora qualcosa di autentico e straordinario può accadere…
A questo punto è il caso di ascoltare una deliziosa e nota storia Zen, che utilizza nel suo racconto una particolare metafora narrativa.
Di ritorno da un pellegrinaggio, un uomo acquista in città uno specchio, oggetto a lui ignoto. Crede di riconoscere nello specchio il volto del padre e, al colmo della gioia, lo porta con sé. A casa lo ripone in una cassapanca, non ne fa parola con la moglie e di tanto in tanto, quando si sente triste e solo, va “a trovare suo padre”. E dopo, ogni volta, la moglie nota in lui un’aria strana. Così lo spia e un giorno lo vede aprire la cassapanca e restarvi chino a lungo.
Attende che il marito si sia allontanato, quindi apre a sua volta la cassapanca e vi scorge una donna. S’infiamma di gelosia e inveisce contro il marito. Gran diverbio in famiglia. Fortunatamente passa una monaca. Volendo rappacificare i coniugi, si fa mostrare la cassapanca, oggetto del litigio. Nel ridiscendere dichiara: “la cassapanca non contiene né uomo né donna, c’è soltanto una monaca!”.
Nel prossimo articolo, scopriremo cosa è possibile mettere in atto per cominciare a modificare le barriere relazionali.
“Se comprendete, vedrete che l’insicurezza è una parte intrinseca della vita ed è bene che sia così: in questo modo la vostra vita diventerà libera e sarà un susseguirsi di sorprese. Non puoi sapere che cosa ti accadrà: vivrai in uno stato di costante meraviglia. Non chiamarla incertezza: chiamala meraviglia.
Non chiamarla incertezza: chiamala libertà.”
Osho
A presto,
Marius
Tags: relazione di coppia

One Reply to “Le relazioni: La Coppia”
Stupenda lezione. Namaste🙏