Eccoci ancora una volta ad affrontare il tema del conflitto, argomento trattato nell’ultimo articolo. La difficoltà che spesso emerge se si sceglie di voler dialogare in maniera pacata, scaturisce da una percezione negativa rispetto alle intenzioni e al comportamento altrui. Una scorrettezza molto diffusa in una discussione, è dettata dalla tendenza a offendere la persona, invece di valutare le sue opinioni o affrontare i suoi specifici modi di agire. Per intenderci esiste un’enorme differenza ad esempio, tra il dire a qualcuno che è stupido o affermare invece che ha fatto qualcosa di stupido. Questo succede perché l’obiettivo è sempre il medesimo, screditare e indebolire l’altro colpendolo nell’essenza più profonda: la sua identità.
Molte persone impostano dispute fondate il più delle volte su un miscuglio di provocazioni, sottili minacce, prevaricazioni, espresse magari con sarcasmo, dove vince chi unisce abilmente manipolazione e una certa arroganza. Uno dei motivi di questo tracotante atteggiamento lo abbiamo chiarito nel precedente articolo, ricordate?
“Il bisogno di risultare vincenti in una disputa verbale o il tentativo di far passare come accettabile unicamente il proprio punto di vista, ha come messaggio sotteso quello di dimostrarsi meritevoli di un premio a lungo bramato: la considerazione, il rispetto, l’ammirazione degli altri”.
Partendo da queste considerazioni, una domanda si pone spontanea: Cosa accade se non si risponde subito in modo adeguato alla persona che abbiamo di fronte?
Sorge forse il timore di essere in qualche modo sopraffatti dall’altro? Di fare una brutta figura? O di rafforzare invece una cattiva percezione di se stessi?
Ciò che emerge in realtà, sono una serie di pregiudizi che le persone covano in maniera celata nei propri confronti. Sono questi che trovando conferma nelle affermazioni dell’altro, tendono a condizionare negativamente, invece che le mere insolenze formulate dalla controparte.
Una volta preso atto di tutto ciò, il primo passo da fare è una serena accettazione verso noi stessi, delle nostre caratteristiche, carenze o virtù che siano. Il secondo passo potrebbe essere quello di attuare un comportamento che presuppone di accogliere e rispettare il punto di vista altrui, senza per questo dover necessariamente condividerlo. Ci si muoverà attraverso un atteggiamento piuttosto pacato, da osservatore.
In riferimento alle valutazioni negative che l’altro può manifestare nei vostri confronti, una insolita ma fulminante risposta al vostro interlocutore potrebbe essere: “Questo mi sembra un’interessante punto di vista…”. Con questa modalità si attua quello che nel gergo della comunicazione viene definito interruzione di schema. Si tende cioè a rompere uno schema verbale ripetitivo e negativo, tramite una affermazione imprevista, che sposta il focus del problema e può tramutare favorevolmente le sorti della discussione.
Non possiamo infine dimenticare una piega violenta e prevaricatrice che si è andata accentuando come fenomeno sociale in tempi recenti, nel prendere di mira figure più o meno note, ma anche sconosciute, che hanno l’ardire di esporre un punto di vista differente e quindi non gradito a una certa parte dell’opinione pubblica. Queste persone diventano puntualmente il bersaglio di offese, insulti gratuiti e altro ancora.
Non esistono indubbiamente soluzioni facili in questi casi. Però ogni individuo consapevole, può agire evitando di inserire un’intenzione aggressiva nella comunicazione con la controparte. Forse è il caso di smetterla di formulare pensieri e parole irrispettose nei confronti altrui, anche se sono giuste dal nostro punto di vista e riteniamo che l’altro le meriti. Questo perché una legge universale ci ricorda che ogni energia ostile che viene concepita (anche se espressa come emozione mentale), prima o poi tornerà indietro come un boomerang verso colui che l’ha generata.
Probabilmente non si è del tutto consapevoli che l’inquinamento più gigantesco in cui siamo immersi, sono queste trilioni di forme-pensiero emesse da miliardi di persone, che saturano l’atmosfera creando un’ambiente altamente tossico da un punto di vista psico-energetico per ogni essere vivente e per il pianeta stesso.
Bene, è arrivato il momento di ascoltare un’insolita storia taoista, che può fornire un buono spunto di riflessione.
“Un giorno il mago della pioggia fu condotto in un villaggio nella speranza che ponesse termine ad una grave siccità. Dopo essersi insediato, egli però non fece assolutamente nulla, cosa che sconcertò gli abitanti del villaggio. Si limitò infatti ad entrare nella sua nuova casa e a cominciare a vivervi tranquillamente. Ciò nonostante dopo un po’ di tempo cominciò a piovere!
Quando qualcuno gli chiese come aveva fatto, il mago della pioggia disse che entrando nel villaggio aveva subito percepito una mancanza di armonia, quindi si era sistemato e aveva iniziato a vivere un’esistenza pacifica ed equilibrata. Dopo un certo periodo di tempo la sua armonia aveva cominciato a diffondersi e dato che la pioggia è nell’ordine naturale e armonioso delle cose, ben presto era iniziato a piovere”.
E’ bene ricordare, che ognuno di noi ha la sua parte di responsabilità nei diversi accadimenti sociali.
Concludiamo rammentando ciò che un grande maestro afferma a proposito dell’emozioni negative:
“Aggrapparsi alla rabbia è come bere del veleno e aspettarsi che l’altra persona muoia”.
Buddha
A presto,
Marius
