Riprendiamo il discorso sul significato dell’esperienza iniziato nel post precedente. Abbiamo potuto notare che spesso affidarsi unicamente a ciò che si è sperimentato, non è sufficiente per gestire le mutevoli situazioni della vita, in altri termini devono intervenire ulteriori elementi per ottenere risultati adeguati.
Quando osserviamo un bimbo di tre o quattro anni che interagisce con la realtà circostante, notiamo che si pone con un atteggiamento di straordinaria curiosità. Entra in contatto diretto con ogni elemento che incontra, osservandolo, toccandolo, maneggiandolo senza timori, nei modi che gli appaiono più divertenti in quel momento. Non ha pregiudizi, difese o esperienze precedenti che lo limitano nel suo agire. In un bambino la capacità di apprendimento è stupefacente, egli è in grado, in un breve arco di tempo, di apprendere moltissime cose contemporaneamente senza dover fare particolari sforzi. Se gli adulti mantenessero le capacità di acquisizione di quando erano piccoli, saprebbero parlare tranquillamente molte lingue, avrebbero competenze per poter svolgere molteplici professioni, sperimentando grandi abilità creative e così via.
Possiamo quindi dire che la funzione basilare dell’esperienza è quella di approfondire e migliorare le azioni che eseguiamo, ma porta con sé anche il potenziale ostacolo nel restringere il tipo di scelte, tendendo cioè ad adoperare quelle già conosciute, non quelle più idonee alla situazione.
Uno dei segreti per continuare a crescere in termini esperienziali con il passare del tempo è quello di mantenere una costante curiosità, di custodire una predisposizione a osservare e interagire con ogni nuovo aspetto seppur minimo, nuovi dettagli che permettono di compiere ogni volta piccoli miglioramenti (come nell’esempio del guidare un’auto citato nel post precedente).
Questo atteggiamento è ben conosciuto da millenni nella pratica meditativa del buddhismo zen, chiamato non a caso “mente di principiante”. Può accadere infatti che nella pratica meditativa, il praticante possa assumere degli automatismi mentali, delle abitudini o predisposizioni su cose ben note e sperimentate, che però rischierebbero di inaridire tale esperienza.
L’atteggiamento che i maestri suggeriscono in questi casi è quello di imparare a mantenere una sincera curiosità, l’entusiasmo e la disponibilità a sperimentare, tipica di colui che sta apprendendo le cose per la prima volta, un principiante appunto, allora tale pratica potrà effettivamente portare dei reali progressi nel corso del tempo.
Un altro metodo interessante è legato al concetto di esperimento. Solitamente noi tendiamo a svolgere le azioni subendo l’effetto dell’esperienza che ne deriva. Essa diventa una sorta di effetto collaterale che si ottiene rispetto ad una situazione che stiamo vivendo. Quando ci poniamo invece con l’atteggiamento di fare un esperimento, ci collochiamo in quel contesto con un nuovo comportamento, siamo cioè parte attiva. Nel fare un esperimento non esistono risultati sbagliati, ma solo insolite scoperte, che anche se non sono adeguate sul momento, possono essere informazioni preziose da utilizzare in un’altra circostanza.
Un esercizio interessante e divertente a questo proposito, è quello di scegliere azioni quotidiane banali (lavarsi i denti, il modo in cui mangiamo, ci vestiamo, apriamo la porta, salutiamo etc.), decidendo di fare azioni diverse o impiegando delle sequenze invertite (usando ad esempio la mano sinistra invece che quella destra). Questo comportamento crea nuovi collegamenti sinaptici nel cervello, se ripetute costantemente, tali azioni producono una capacità nel percepire diversamente le cose generando nuovi atteggiamenti. A quel punto è possibile spingersi a sperimentare cose più evolute…
L’aspetto interessante è che questo esercizio può modificare profondamente il nostro modo di agire verso le situazioni che ci accadono, portandoci a ottenere risultati a volte inimmaginabili!
È opportuno a questo punto ascoltare questa famosa storia zen, sull’importanza del saper cogliere ciò che la vita ci offre nel qui e ora.
“Un uomo stava camminando nella foresta quando s’imbatté in una tigre. Si mise immediatamente a correre inseguito dalla belva. Giunto sul bordo di un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l’orlo.
La tigre lo fiutava dall’alto. Tremando l’uomo guardò giù dove in fondo all’abisso, un’altra tigre lo aspettava per divorarlo. Mentre era in questa situazione, due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite.
Fu allora che l’uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Tenendosi con una sola mano, con l’altra spiccò la fragola e la mangiò.
Com’era dolce!”
Provate a rileggere l’articolo con calma, poi superando l’inerzia tipica di questo periodo, esercitatevi a sperimentare qualche nuovo atteggiamento mentale, fatelo con un atteggiamento giocoso e osservate come la prospettiva degli eventi può cominciare a modificarsi.
“Se in una gara la posta è solo un gettone, ti senti un giocatore capace;
se la posta è una fibbia di pregio, ti senti insicuro;
se la posta è oro genuino, sei sull’orlo di una crisi di nervi.
Eppure la tua abilità è la stessa. Ma quando dai importanza a qualcosa,
dai peso a ciò che è fuori di te; e chi dà peso a ciò che sta fuori diventa goffo dentro”.
L’imperatore Giallo
Grazie per il lavoro che state facendo,
Marius
