Provate a immaginare di essere in caduta libera da una vertiginosa altezza (nell’ordine di diverse migliaia di metri), senza paracadute. Qual è la cosa più opportuna da compiere in questa situazione? Se questa circostanza la interpretiamo come una trasparente metafora della nostra esistenza, possiamo dire che la cosa più importante da fare è… rallentare in qualche modo la velocità di discesa. Per attutirne l’impatto finale? Non esattamente.
La maggior parte degli esseri umani in questo simbolico “precipitare” attraversando la vita, viaggia con la rapidità di un meteorite, senza avere il più delle volte alcuna consapevolezza di ciò che sta accadendo nella propria esistenza. L’individuo occuperà tutto il suo tempo dando una grande attenzione venata di inquietudine, a microscopici avvenimenti apparentemente importanti, che si riveleranno in seguito assolutamente marginali.
Ma a cosa ci stiamo riferendo? E come si può interpretare la sollecitazione della caduta libera (alias ciclo vitale)?
Piano, piano, affrontiamo una cosa alla volta.
Il concetto di cui vogliamo parlare è quello un po’ misterioso della congruenza. Per comprendere più facilmente l’argomento che stiamo trattando, affronteremo per primo il suo opposto, l’aspetto cioè dell’incongruenza.
Nelle interazioni tra gli esseri umani, si è scoperto che la comunicazione si svolge su due livelli (come aveva acutamente individuato a suo tempo Paul Watzlawick), una comunicazione sul piano del contenuto, che fa riferimento a cosa si sta comunicando. Mentre il secondo aspetto si riferisce alla relazione, ed è attinente al tipo di interazione che si vuole instaurare con l’interlocutore.
A tutto questo si inserisce però una variabile di grande importanza, l’individuo per comunicare deve elaborare un pensiero, che viene tradotto in una forma verbale e in un’azione comportamentale. Cosa accade quando i tre elementi, pensiero, parola, azione, non hanno il medesimo orientamento, non esprimono cioè un’identica sensazione o espressione? Ecco che si crea un’incongruenza. Questa contraddizione si manifesta attraverso microsegnali, quali il tono e volume della voce, le pause nell’eloquio verbale, la postura fisica, lo sguardo e i movimenti espressivi del viso, oltre al suo colorito e molto altro.
Tutti questi elementi trasmettono in effetti moltissime informazioni, in primis il disagio (il più delle volte inconsapevole), vissuto nei passaggi trasformativi tra il pensiero, la risposta verbale e l’azione comportamentale. L’esempio più tipico è la bugia o l’omissione quando si comunica, ma anche emozioni nascoste non palesate, il nostro inconscio segnala un disagio, che si manifesta attraverso segnali verbali e non verbali, che si rivelano contraddittori. Anche se l’interlocutore può apparentemente non percepire il conflitto, il suo inconscio ha invece registrato queste informazioni. Va sottolineato come in questi casi l’intento comunicativo viene percepito dall’altro come poco chiaro e può essere facilmente frainteso, creando il perfetto presupposto per interminabili discussioni.
Un aspetto veramente sorprendente è che il meccanismo dell’incongruenza viene messo in atto decine e decine di volte al giorno, infatti spesso passano solo una manciata di minuti tra un messaggio incongruente e l’altro…
Credo sia arrivato il momento di raccontare una piccola storia che pone interessanti riflessioni.
Uno yogi si era sistemato su un alto dirupo, in una caverna e meditava con impegno giorno e notte. Tutte le notti avvertiva un rumore che si avvicinava raggiungendo il limitare della caverna. Una mattina il rumore si fece ancora più vicino e apparve dopo poco un gigantesco ragno. L’animale sembrava piuttosto spaventoso. Lo yogi pur essendo temprato a tante esperienze, valutò che occorreva qualcosa di risolutivo per gestire la situazione e si armò di un coltello. Il caso volle che quel giorno il suo maestro avesse deciso di fare la sua visita mensile. Chiese quindi allo yogi come andassero le cose.
“Abbastanza bene, c’è soltanto un piccolo problema rappresentato da un ragno che si arrampica sulla rupe. Stanotte mi aspetto che entri nella grotta, ma io sarò pronto con il mio coltello”. “Immagino che lo colpirai sulla pancia non è così?” “Si, penso di si”. “Capisco, prima di fare questo, chissà che tu non voglia provare qualcosa di meno brutale. Per caso ho in tasca un pezzetto di gesso. Prendilo e tienilo vicino. Quando il ragno compare, invece di colpirlo disegnagli una croce sulla pancia e risolverai la situazione”. “Ho qualche perplessità sull’efficacia, ma visto che tu sei il mio maestro, immagino che dovrò seguire il tuo suggerimento”. “Proprio così”. E il maestro se ne andò. L’alba successiva, il ragno entrò nella caverna e si sollevò per colpire. Veloce come un lampo, lo yogi afferrò il gesso del maestro e fece una croce. Perbacco! Il ragno era svanito. “Evviva, in fin dei conti il maestro sapeva quel che diceva”.
Quando arrivò la luce del giorno nella caverna, lo yogi abbasso per caso lo sguardo. E proprio lì, sul suo stomaco vide una grossa croce fatta col gesso.
Bene nel prossimo articolo osserveremo tutti i meravigliosi fenomeni della congruenza e illustreremo il significato della metafora sul ciclo vitale, descritta all’inizio di questo post.
“Quando il nostro unico strumento è un martello, tenderemo a considerare e gestire tutto il mondo come se fosse un chiodo”.
A. Maslow
La vostra presenza è inconsueta, ma tangibile. Grazie
Marius
