Riprendiamo il discorso sul mondo del linguaggio, su come esso possa incidere nella nostra vita come ostacolo o al contrario diventare un elemento propulsivo. Ricordate questo passaggio?
“Nell’adoperare il generico e limitante termine dell’essere arrabbiati, per tornare al nostro esempio, la persona segnala un disagio (senza esserne cosciente), nel percepire una definizione che non coincide in quel momento con l’emozione effettiva, ma è costretta ad adeguarsi a causa di un modello linguistico carente.”
Per dare un ulteriore esempio calzante, possiamo citare un curioso fenomeno, diffuso ormai da molti anni nel nostro paese. Il riferimento è all’uso di un linguaggio che si finge dialettale, tipicamente il romanesco in questo periodo, trasformato in uno stereotipato cliché in decine di film nostrani, che si propone di esprimere convinzioni e pregiudizi negativi, sempre i medesimi, adoperando in maniera insistente un linguaggio triviale.
Un aspetto paradossale di tale fenomeno, lungi dal comunicare forza e incisività verbale, indica invece una profonda frustrazione, un’impotenza nel gestire un particolare problema o situazione. La rabbia e l’aggressività verbale diventano infatti gli evidenti segnali dell’incapacità di fornire una risposta appropriata.
Ma qual è l’origine dell’influenza linguistica? Le parole sono particolari combinazioni di suoni, ovvero di vibrazioni, frequenze che interagiscono con il nostro sistema. Quando utilizziamo parole che abbassano le frequenze vibratorie, si crea un campo energetico negativo nel nostro organismo (ricordiamo che il corpo umano è formato per il 70% da liquidi). Per approfondire tale argomento, vi rimando alle sorprendenti ricerche e agli esperimenti condotti da Masaru Emoto, sulle incredibili proprietà ricettive dell’acqua.
Dobbiamo ricordare che le esperienze vissute, plasmano le nostre convinzioni, queste a loro volta modellano la nostra identità e condizionano il linguaggio utilizzato per descriverle.
E’ opportuno non sottovalutare l’apparente semplicità nell’uso dei termini, perché le dichiarazioni di forme-pensiero e di espressioni verbali, vengono pensate e ripetute come un mantra un incredibile numero di volte al giorno, qui è collocata la loro tremenda forza persuasiva.
Ecco dunque alcuni semplici esempi di parole non equilibrate e la loro possibile alternativa: Invece di dire “è troppo difficile” si può dire “non è facile”, oppure “è interessante”. Invece di dire “sto male” lo si può sostituire con “non mi sento bene”. Invece di dire costantemente “sto a pezzi” si può asserire “non sono in forma”, affermare “E’ una cosa deprimente” diventa “non è molto esaltante”. Esternare la frase “nessun problema” può essere trasformata in “lo faccio volentieri” o “sarò felice di farlo”. E’ interessante notare come la formulazione negativa della frase, il “non”, è in effetti una mera astrazione linguistica, incomprensibile per il nostro inconscio. Esso non riesce a cogliere infatti il significato di una “non” azione (ad esempio provate a non pensare a un elefante rosa con un cappellino in testa). Quindi nella frase “non è un problema” ciò che rimane memorizzato è “problema”. Quando si afferma la parola “non facile”, viene cancellata la particella negativa e ciò che sussiste è “facile”. Una vota compreso tale meccanismo risulta piuttosto divertente applicarlo al nostro schema linguistico.
Certo dobbiamo sempre tener conto della nostra abitudine a lamentarci, a esagerare per poter essere compatiti e consolati dagli altri, ma il prezzo che si paga è troppo elevato (il nostro inconscio non ha modo di provare la veridicità di ciò che pensiamo e sentiamo, ogni nostra affermazione viene presa come un dato di fatto).
Il suggerimento per ottenere ottimi risultati è quello di ristrutturare gradualmente tutto il vostro vocabolario. L‘effetto finale sarà strabiliante, mettetevi alla prova per alcuni giorni e scoprirete di essere dotati di un diverso stato d’animo, un nuovo modo di percepire e di rispondere agli eventi che vi accadono.
E’ opportuno a questo punto ascoltare questa interessante storia Sufi, che fa riflettere sulla molteplicità delle azioni che permettono di aumentare il numero delle scelte.
Dopo la sua morte, un uomo devoto apparve in sogno ad uno dei suoi amici. “Come ti ha trattato Dio?”, domandò l’amico; il sufi rispose: “Appena mi trovai davanti al suo trono mi chiese: “Sai perché ti perdono?” ed io dissi “A causa delle mie buone azioni?” “No, non per quelle”. Io chiesi “Per la mia sincera adorazione?” ” No”. Allora io dissi “A causa dei miei pellegrinaggi e dei viaggi per acquistare conoscenze ed illuminare gli altri?” e Dio di nuovo rispose: “No, non per tutto questo”
Così io gli chiesi “Oh Signore, perché allora mi hai perdonato?” Ed egli rispose: ” Ti ricordi come in una gelida giornata invernale stavi passeggiando nelle strade di Baghdad e vedesti un gattino affamato che disperatamente cercava riparo dal vento ghiacciato, tu avesti pietà di lui e lo raccogliesti, lo mettesti nella tua pelliccia e lo portasti nella tua casa?” “Si mio Signore, ricordo”. E Dio disse “Poiché tu sei stato gentile con quel gattino, perciò ti ho perdonato”.
Nel prossimo esaltante articolo, affronteremo quali altri subdoli ostacoli creiamo per renderci infelici…
“Se vi rendeste conto dell’enorme potenza dei pensieri, non formulereste mai un pensiero negativo”
Mildred Norman Ryder, alias Peace Pilgrim
La vostra sincera curiosità è la mia energia nel prospettare. Grazie
Marius
