Riprendendo il tema dell’ultimo post, partiamo da una osservazione che in quel contesto abbiamo espresso: “Il processo dell’intelligenza non può svolgere le funzioni per cui è stata creato (come vedremo in seguito), deve eseguire costantemente sotto il controllo dell’ego, l’umiliante lavoro di rendere legittimi, plausibili, atteggiamenti e comportamenti che sono il frutto di fisime, ansie, ossessioni, inquietudini, errori madornali e così via”.
Qual è allora la reale funzione dell’intelligenza? Millenni di evoluzione non hanno certo creato un sistema per assecondare le maniacali bizzarrie dell’ego. Questo piccolo farabuttello, è in effetti responsabile di una microscopica porzione della complessa struttura umana, ma riesce a proporsi come se fosse il comandante supremo. Gli individui hanno il più delle volte, preferito scegliere una supina identificazione, sprofondando pericolosamente nella trappola illusoria costruita ad hoc (come avremo modo di approfondire in un altro post).
Per rispondere comunque al quesito esposto sopra, dobbiamo chiarire che contrariamente a quanto si potrebbe supporre, è il cuore la naturale sede dell’autentica intelligenza, guidata e ispirata da una profonda saggezza. Ma non solo, è anche la dimora di ancestrali ricordi, di precognizioni e della percezione emotiva che va oltre il confine individuale, come da millenni hanno riconosciuto le tradizioni più antiche.
La ricerca scientifica occidentale ha negli ultimi decenni confermato tutto ciò, scoprendo uno stretto legame o per meglio dire una sbalorditiva rete di connessione tra cuore e cervello, grazie alla presenza nel cuore di circa quarantamila neuroni specializzati (dello stesso tipo di quelli presenti nel sistema cerebrale). Questa particolare caratteristica permette al cuore di intuire, apprendere e ricordare in totale autonomia. La funzione di un’autentica e illuminata intelligenza è infatti regolata da una profonda connessione, dove il cuore conduce e la mente segue.
Se accadesse il contrario, avremmo come abbiamo sostenuto all’inizio, una risposta mentale di tipo raziocinante, che segue rigidi schemi e soprattutto si pone al servizio della mutevolezza egoica.
Quando la persona stabilisce di attivare il determinante contributo del cuore, l’individuo può finalmente dare inizio a profonde intuizioni, ma anche precognizioni, avere una visione molto più estesa degli eventi, percependo i sottili collegamenti e le interdipendenze con il tutto.
Quando tale aspetto dell’intelligenza si attiva, le catene di pensiero autoreferenziale non hanno seguito, perché la saggezza del sistema rinuncia a favorire queste superflue speculazioni.
Quello che abbiamo asserito finora potrebbe apparire come una splendida utopia, a fronte delle difficoltà che si presentano quotidianamente con eventi imprevisti, a volte poco piacevoli, spesso complicati da gestire e ardui da sostenere.
Per comprendere come possiamo influenzare proficuamente i risultati, soffermiamoci per un attimo su questo aspetto: La capacità che ognuno di noi ha nel creare e interagire con gli eventi, è dettata principalmente dalle presupposizioni. In altri termini non procediamo partendo da ciò che effettivamente accade, ma dall’interpretazione soggettiva che ne diamo, la quale è profondamente influenzata dalle esperienze e sensazioni analoghe vissute in precedenza.
Inesorabilmente a questo punto, le sensazioni passate si sovrappongono all’evento presente, richiamate da similitudini emotive e contestuali, producendo una percezione distorta su ciò che effettivamente sta avvenendo. Questo meccanismo innesca un loop disfunzionale, che si alimenta attraverso le risposte speculari offerte dalle circostanze, che vengono però interpretate dal soggetto come sfortuna, avversità, ingiustizia, etc.
Il sistema di intelligenza cuore-mente può trasformare gradualmente le fantasie autodistruttive, spingendoci a soggiornare sempre più spesso nel qui e ora, accogliendo ciò che realmente si verifica in quel momento, senza dare peso alle consuete congetture fittizie.
Ascoltate allora questa graziosa storia zen, che può aiutare a sviluppare una diversa concezione delle cose.
“C’erano una volta delle zucchine che stavano maturando in un campo di grano. Un giorno iniziarono a litigare. Le zucchine si divisero in fazioni e si misero a urlare una contro l’altra.
Un saggio che viveva lì vicino, sentendo tutto questo trambusto, corse fuori per vedere cosa stava succedendo e intervenne dicendo: “Cosa state facendo? combattere tra di voi è una perdita di tempo. Che ognuno entri in contatto con sé stesso meditando”.
Il saggio insegnò loro il modo giusto di porsi e a poco a poco la loro arrabbiatura svanì. Il saggio diede a quel punto un altro consiglio. ”Provate ora a mettere le mani sopra la testa”.
Così facendo le zucchine scoprirono una cosa singolare: Su ognuna di loro cresceva un picciolo che le univa a tutte le altre e alla loro radice comune.
“Che errore abbiamo commesso” dissero. “Siamo tutte unite insieme, proveniamo dalla stessa radice e viviamo la stessa vita, ma malgrado ciò litighiamo. Che follia è stata la nostra ignoranza”.
Domanda: Gli strumenti che già possediamo per comunicare con gli altri, possono essere dannosi se non usati adeguatamente? Questo e molto altro lo scoprirete nel prossimo irrinunciabile articolo.
“Io non sono quello che mi è successo, io sono quello che ho scelto di diventare”
Carl G. Jung
Grazie per il vostro sincero interesse!
Marius
