Parole, parole, parole, cantava la straordinaria Mina nel lontano ‘72. Una canzone che trasmetteva un’opinione condivisa dalla maggior parte delle persone: Le parole sono spesso adoperate come strumenti ingannevoli. Già, ma verso chi? Interessante domanda…
Dobbiamo riconoscere tuttavia che il linguaggio ha una sorprendente energia evocativa e persuasiva, una sua abilità nel distruggere o nell’esaltare, nella sua capacità di trasformare emozioni, stati d’animo e convinzioni, in sostanza di modificare profondamente la nostra esistenza.
Per comprendere il prodigioso potere del linguaggio, dobbiamo fare un piccolo passo indietro tornando alle premesse, per coglierne i suoi meccanismi strutturali.
La lingua italiana possiede circa duecentosessantamila parole, una varietà notevole (la lingua inglese rimane comunque la più ricca dal punto di vista lessicale, essendo infatti dotata di circa il doppio dei termini). Una persona di media cultura adopera cinque o seimila vocaboli. I teenagers utilizzano un gergo ristretto, sempre gli stessi termini, arrivando a esprimere le loro diverse sensazioni attraverso un vocabolario di sei o settecento parole. Una persona di buona cultura può arrivare a servirsi di un linguaggio di circa dodicimila parole.
Ma entriamo nel nucleo del discorso. Esiste un collegamento diretto tra la varietà del lessico adoperato e le molteplici risposte emozionali che vengono espresse.
Le sensazioni che proviamo si palesano alla nostra coscienza per mezzo di effetti neuroassociativi sul sistema corpo-mente, tramite una vasta gamma di riscontri psicoemotivi.
Quest’ultimi vengono per così dire condensati, cioè trasformati e resi fruibili alla nostra attenzione consapevole, tramite la comunicazione linguistica. La cosa più sorprendente è che la scelta nell’adoperare determinate parole piuttosto che altre, influenza a sua volta la risposta emozionale. Accade quindi che se si avverte una determinata sensazione, ed essa viene etichettata dalla coscienza con il termine “rabbia”, la risposta emozionale sarà corrispondente, con tutte le conseguenze psicofisiche del caso.
Accade molto spesso però, che la sensazione sperimentata porti con sé invece sfumature emotive differenti. Nell’esempio della rabbia, la persona potrebbe aver provato in realtà più specificamente la sensazione di essere seccata o irritata, stizzita, frustrata, insofferente e così via. Questi dettagli diventano allora decisivi, tali parole si rivelano infatti come più peculiari, segnalando aspetti distintivi dell’esperienza emozionale che si sta sperimentando.
Nell’adoperare il generico e limitante termine dell’essere arrabbiati, per tornare al nostro esempio, la persona segnala un disagio (senza esserne cosciente), nel percepire una definizione che non coincide in quel momento con l’emozione effettiva, ma è costretta ad adeguarsi a causa di un modello linguistico carente.
Il risultato con molta probabilità, sarà una risposta emotiva inadeguata, che si manifesterà ad esempio con un’eccessiva aggressività o malumore. La ricchezza del linguaggio offre una magnifica occasione all’individuo di gestire diversamente le emozioni, poiché grazie alla varietà e alle sfumature di termini più pertinenti, si ha la possibilità di estendere e arricchire la propria mappa mentale, aumentando la varietà di comportamenti.
Nel prendere atto di una negligente limitazione linguistica, un piccolo sforzo consapevole nell’uso di vocaboli più appropriati alla particolare circostanza, si otterrà in breve tempo il miracolo di migliorare il proprio equilibrio emotivo.
Per riprendervi da ciò che è stato finora descritto, ecco una splendida storia raccontata dal Mahatma Gandhi.
“Voi sapete perché si grida contro un’altra persona, quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto.
Per coprire allora questa distanza, bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più sono arrabbiati, tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro. D’altra parte, cosa succede quando due persone sono innamorate?
Loro non gridano, parlano soavemente. E perché? Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte i loro cuori sono talmente vicini, che neanche parlano, ma solamente sussurrano. E quando l’amore è ancora più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi.I loro cuori si intendono. È questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.
Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tale che non troveranno mai più la strada per tornare.”
Domanda: E’ possibile migliorare ulteriormente le reazioni emotive con il linguaggio, sostituendo le risposte disfunzionali con sensazioni propositive?
Sarà una piacevole scoperta, che verrà descritta nella seconda parte di questo articolo, tra qualche giorno.
Ciò che non vogliamo sapere di noi stessi, finisce con l’arrivare dall’esterno sotto forma di destino.
Carl G. Jung
Grazie per la vostra serena attenzione
Marius
