Per presentare l’argomento di oggi partiamo da un assunto ben conosciuto: viviamo in un universo duale, ciò significa che ad ogni aspetto o caratteristica esistente ne corrisponde un’altra che è il suo puntuale contrario. Quindi se parliamo della luce ad esempio, avremo il buio come suo opposto. Del resto possiamo comprendere e valutare ogni peculiarità proprio grazie a tale meccanismo; non potremmo definire quella cosa bella se non le si contrapponesse qualcosa che non fosse brutta, o la percezione di alto, senza un basso, il vicino dal lontano e così via. Ecco come il maestro Mikhaël Aïvanhov lo descrive sottolineando che: “La vita è fondata sull’esistenza dei contrari, ossia sul fatto che tutto è polarizzato. È questa contrapposizione a creare il movimento. Senza opposizione, nessuna attività sarebbe possibile… Quando si è compreso che l’amore attira l’odio e che la luce attira le tenebre, quali che siano gli ostacoli che si incontrano lungo il cammino, si continua il proprio lavoro senza ribellarsi”.
Un aspetto che non viene quasi mai preso in considerazione quindi è che il principio duale comporta delle precise conseguenze. Quando desideriamo qualcosa di specifico, attraiamo contemporaneamente anche il suo lato opposto. Questo perché non può esistere una faccia della medaglia senza che sia presente anche l’altra. Il simbolo dello Yin e Yang taoista rappresenta molto bene tale concetto.
Per essere più chiari: nel momento in cui vogliamo ottenere qualcosa e mettiamo tutte le nostre energie per produrre quel risultato, l’intensità della richiesta tenderà a sottolineare in realtà una carenza proprio di quell’aspetto e la tendenza a creare maggiormente il risultato opposto. Questo succede a causa di quello che viene definito effetto del pendolo. In altre parole tendiamo a prendere in considerazione un solo elemento, ad esempio la luce e cerchiamo in tutti i modi di escludere il buio. Ma visto che la coppia è inscindibile, ciò che viene esaltata e proprio la parte che non è stata presa in considerazione. Più cerchiamo la pace, più attiviamo la sua controparte violenta. Se siamo alla ricerca di un partner ad esempio, stiamo creando automaticamente la possibilità di non trovarlo o che non sia quello giusto. Questo fenomeno conosciuto da millenni da tutti i grandi maestri di saggezza, viene mirabilmente spiegato dalle parole di Thaddeus Golas, ecco cosa dice: “…Quando c’è interezza nel nostro cuore e nella nostra mente, non abbiamo alcun obbligo di essere o di non essere qualcosa. Interezza significa la capacità e volontà di comprendere tutto ciò che è diverso da qualsiasi nostro concetto limitato. Significa sapere che quando diamo importanza a un fattore che consideriamo positivo, stiamo creando nello stesso momento uno negativo che gli si contrappone. Quando facciamo della conoscenza un ideale, inevitabilmente avremo a che fare con l’ignoranza che le si oppone. Con un ideale di santità, dovremo convivere col peccato che inevitabilmente l’accompagna”.
In altre termini accade sorprendentemente, che ogni volta che esprimiamo un desiderio, esso comunica allo stesso tempo anche una resistenza rispetto a ciò che vogliamo. Se si vuole ottenere quella cosa, si dovrà quindi accettare di sperimentare anche il suo contrario. La controprova la osserviamo infatti, in questa semplice riflessione: quando non siamo interessati a scalare la montagna, per noi le rocce sul sentiero non sono certo un problema.
Ma allora, si dirà, in che modo è possibile affrontare tale situazione? Per risolvere questa delicata ma importante questione, la vita ci richiede di fare un profondo cambiamento comportamentale rispetto al nostro modo consueto di pensare. Ecco ancora una spiegazione attraverso le parole di Golas: Solo quando non opponiamo alcuna resistenza alle negatività e non ci chiudiamo di fronte ad esse, non siamo costretti a tenercele. Solo quando vediamo la bruttezza che è sempre dentro di noi, siamo liberi di creare bellezza. Solo quando ci rendiamo conto della stupidità che portiamo sempre dentro di noi, siamo liberi di accogliere l’intelligenza.
In altri termini, per sciogliere il problema e raggiungere la libertà mentale ed emotiva è necessario armonizzare tali dicotomie. Bisogna cioè imparare ad accettare entrambi i lati della questione, tenendo conto anche delle innumerevoli volte in cui abbiamo cambiato il punto di vista in un momento successivo, esempio: “prima amavo vivere in città e non mi sentivo dell’umore giusto per stare in campagna. Ora amo davvero vivere in campagna ed evito la città”. In sostanza ogni aspetto segnala comunque una sua validità.
Se i concetti appena descritti risultano teoricamente comprensibili, rimane l’effettiva difficoltà su come riuscire ad applicarli pragmaticamente. Una possibile soluzione viene offerta da Frederick Dodson, il quale ci propone di fare questo semplice esercizio: mettersi all’opera partendo dall’idea di accettare consapevolmente il nostro desiderio e il suo opposto, una resistenza, senza alcun giudizio. In pratica ci si concentra chiudendo gli occhi verso un aspetto della questione immaginando di trovarsi a vivere pienamente quella situazione, per un tempo di 40 – 50 secondi. Poi ci si interrompe cancellando quella scena e si sposta l’attenzione, sempre con gli occhi chiusi, verso la situazione opposta, vivendola anche questa pienamente, senza giudizio. L’esercizio va ripetuto alternando sia un lato che l’altro della questione, per almeno cinque o sei volte (tempo totale circa 5 minuti), finché accade che le due emozioni contrastanti (l’attaccamento e l’avversione) non si sciolgono e si è in grado di percepire i due aspetti in modo emotivamente paritario, ovvero non duale, questo produrrà uno spontaneo cambiamento del punto di vista iniziale.
“L’essere d’accordo con entrambi i lati” di solito è accompagnato da un immediato senso di sollievo e leggerezza. In tal modo si lascia andare il tentativo di risolvere le cose con i propri schemi mentali, carichi di automatismi e ripetizioni.
Se si vuole approfittare per fare un po’ di pulizia emotiva interna, l’esercizio può essere applicato a diverse altre coppie di aspetti, come ad esempio: essere criticati – essere elogiati, ottenere l’attenzione – non ottenere l’attenzione, noia – entusiasmo e così via.
Evitando di fare una pressione ansiosa sugli eventi, la soluzione adatta arriverà da sé in modo naturale.
E’ da notare che questa particolare modalità, in effetti era già ben conosciuto nei secoli passati. Ne è un esempio la filosofia taoista del Wu Wei, antica di diversi millenni, il termine può essere tradotto come un non fare. Non si riferisce però all’essere statici, ma significa imparare ad aspettare e a osservare. Quando si creerà il momento propizio si agirà allora con grande saggezza e vitalità. Ma descriviamo meglio tale filosofia. Il principio è quello di non ostacolare il fluire della realtà. Buona parte delle nostre azioni è destinata a farci opporre resistenza. Questo genera una forza negativa controproducente, perché invece di contribuire ad auto-preservarci, spinge a danneggiare noi stessi in questa lotta. Ciò che si cerca di fare dunque, è permettere che tutto accada in modo naturale. L’unica via per trascendere l’aspetto duale è di lasciar fluire gli eventi, senza avere una particolare intenzionalità, ovvero evitando l’attaccamento a un fine progettato. Chi sa osservare e aspettare il momento opportuno, risolverà qualsiasi situazione con facilità perché si muoverà agendo in sintonia con il naturale mutare degli eventi.
Certo sono concetti che possono apparire un po’ distanti dalla cultura occidentale, ma sperimentando con gradualità e disponibilità d’animo, è possibile porre le condizioni per far accadere cose sorprendenti.
“Il modo migliore per vincere una partita è essere entrambe le parti” Frederick Dodson
“In una gara la posta è solo un gettone, ti senti un giocatore capace;
se la posta è una fibbia di pregio, ti senti insicuro;
se la posta è oro genuino, sei sull’orlo di una crisi di nervi.
Eppure la tua abilità è la stessa. Ma quando dai importanza a qualcosa,
dai peso a ciò che è fuori di te e chi dà peso a ciò che sta fuori diventa goffo dentro” Lieh Tzu
Mario Carulli
